Primo piano di Umberto Galimberti, a fianco il titolo dell'articolo nel giornale cartaceo

 

Cosa ci ha insegnato la pandemia?

Niente, torneremo al precedente stile di vita con la foga di chi ha vissuto un periodo di astinenza.

 

Lettera di un lettore.

IN QUESTI GIORNI di Coronavirus ci viene continuamente detto e rassicurato che tutto tornerá alla normalitá. Ma é questa la normalitá a cui ha portato il nostro stile di vita. In un mondo globalizzato com'é il nostro, i risultati sono quelli attuali. Pensiamo ai processi di produzione della carne, in particolare quella suina e avicola. In passato la popolazione animale si distribuiva in piccole fattorie di tipo familiare, oggi la mega produzione di carne negli allevamenti-lager converte ciascun animale in una sorta di laboratorio di mutazione virale.

Nel pieno dell'attuale pandemia ci affanniamo a cerare il colpevole, ma il colpevole é il nostro stile di vita. La massimizzazione del profitto a cui tende la nostra societá non rispetta le risorse naturali, perché le risorse non sono piú considerate una ricchezza, ma uno strumento da sfruttare per sempre maggiori guadagni. Il neoliberismo ha mutato ai nostri occhi il capitalismo in uno stato naturale di vita. Non c'é una normalitá alla quale ritornare, perché questa é la normalitá a cui il nostro stile di vita ci ha portato.

Salvatore Passaniti

Risposta di Umberto Galimberti

PER NOI OCCIDENTALI é normale che se premiamo un interruttore si accende la luce, se apriamo un rubinetto scende l'acqua, se ruotiamo una manopola si accende il gas, e se per una settimana, per qualsiasi incidente, queste possibilitá non fossero date si bloccherebbe tutto. Queste disponibilitá, a cui non prestiamo ormai la minima attenzione, ci segnalao anche quanta precarietá caratterizza la nostra esistenza, in ogni suo aspetto dipendente dalla tecnica, per cui non ho alcuna esitazione nell'affermare che noi occidentali siamo il popolo piú debole della terra, perché siamo i piú tecnicamente assistiti.

Se Marx, a suo tempo, poteva dire che la vita dell'uomo é regolata dal "Ricambio organico" con la natura, oggi dobbiamo dire che persino il rapporto con la natura che lei, caro lettore, evoca é mediato dalla tecnica. Se volgiamo uno sguardo alla monotonia di distese di cereli, solcate da mietitrici solitarie e irrorate, nei paesi tecnologicamente piú avanzati, da antiparassitari erogati in volo, abbiamo un esempio indicativo di come la tecnica, nel suo "provocare" la natura, come dice Heidegger, in realtá la "denaturalizza", creando un paesaggio cosí poco naturale che persino una grande fabbrica offre un volto piú umano.

Se poi dal mondo vegetale passiamo al mondo animale, l'estrema degradazione di esseri viventi, sottratti al loro ambiente naturale, alimentati forzatamente ance con farmaci antibiotici a causa del loro sovraffollamento, sottoposti ad illuminazione artificiale, deprivati sensorialmente e cosi trasformati in macchine da uova e da carne, é la prova piú evidente di come la tecnica snaturi la terra e distanzi ogni cosa dal suo antico radicamento naturale.

Ma ormai anche la natura, per effetto dell'incremento demografico, ha forse superato il suo limite biologico, per cui, senza l'intervento della tecnica, non é piú in grado di provvedere alla sussitenza delle sue creature. Ma proprio quando anche la regolazione dei processi naturali é trasferita alla tecnica, non sono da escludere, come la pandemia in atto, anche processi catastrofici, che, a differenza di quelli naturali, avvengono per l'incrocio casuale dei processi di produttivitá ed efficienza, tipici della tecnica, lá dove oltrepassano i limiti della natura. Se poi consideriamo che oggi, come ci ricorca Günther Anders: "La nostra capacitá di fare é di gran lunga superiore alla nostra capacitá di prevedere gli effetti del nostro fare", possiamo concederci l'ottimismo di chi pensa che presto potremo tornare alle condizioni di vita a cui eravamo abituati prima della Pandemia?

Se infine consideriamo che il denaro é diventato il generatore simbolico di tutti i valori o, come lei dice, che: "la massimizzazione del profitto non rispetta le leggi naturali, perché le risorse della natura sono sfruttate per sempre maggiori guadagni", il cerchio si chiude. E l'ottimismo, che ha sollecitato l'apertura della "fase due", con la leggera euforia collettiva che ha accompagnato il desiderio di tornare al nostro precedente stile di vita, si rivela per quello che é: la prerogativa delle persone poco informate.